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Piante benefiche: la passiflora

 

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Nella nostra civiltà l'immagine, contrapposta all'interiorità, e l'aspetto esterno fine a se stesso hanno una capacità di richiamo e un peso molto rilevante, a volte preponderante.
In natura le due cose spesso subiscono un intreccio curioso e talvolta pericoloso per cui, ad esempio, una potente tossina velenosa si nasconde sotto le apparenze di un fungo (vedi il caso dell'Amanita phalloides) tutto sommato dall'aspetto anonimo (e proprio in quanto apparentemente “normale” spesso tragicamente frainteso); altre volte, al contrario, la tossicità nascosta (dal serpente corallo alle piccole rane arboricole della foresta pluviale) viene messa in mostra da una apparenza sgargiante e vistosa, a richiamo e monito preventivo al possibile malaccorto sperimentatore.
In Fitoterapia, è ovvio, ciò che conta è la capacità legata ad una struttura essenziale semplice o complessa in grado di generare effetti costanti e sicuri, indipendentemente dalla bellezza esplicita della pianta, sia nella sua parte più vistosamente floreale che nel portamento complessivo.
Eppure, indipendentemente dalla composizione chimica, spesso la curiosità e la voglia di sperimentare dell'uomo hanno tratto spunto proprio dall'osservazione dell'apparenza e da possibili richiami e suggestioni con altri fatti o situazioni tratti della propria esperienza. Aspetti e assonanze che ritroviamo tutti nella pianta e nel fiore oggi all'attenzione: la Passiflora o fiore-frutto della passione.



Le caratteristiche della pianta
Il genere “Passiflora”, appartenente alla famiglia Passifloraceae, presenta una popolazione ricca di singole specie; piante erbacee perenni o annuali, a sviluppo strisciante o rampicante. Ma la parte su cui l'occhio subito accentra l'attenzione è il fiore. Appariscente, grande, complesso e articolato, dalle svariate sfumature cromatiche, sempre stellare, emerge dal verde delle foglie imponendosi quasi come una maestosa medusa che spunta dalla distesa marina. Talmente complesso e articolato nella sua conformazione da richiamare quasi un UFO da chissà quale mondo proveniente.
In particolare alcune specie della pianta offrono anche un frutto, a bacca ovale, grande, con tegumento variamente colorato a maturazione (giallo-violaceo), colmo al suo interno di semi in una sensuale polpa gelatinosa e profumata dal sapore acidulo, nelle due varietà, la Granadilla e la Maracuja.
Il frutto è ricco di zuccheri e vitamine (A, B, C ed E) e sali minerali (in particolare il Potassio).

Uso e composizione
L'azione medicamentosa della Passiflora era già conosciuta dalle popolazioni locali della zona originaria di sviluppo, cui erano evidentemente già associabili condizioni di ansia reattiva in assenza di psicofarmaci, oggi ampiamente disponibili.
Per l'azione fitoterapeutica ci si riferisce essenzialmente alla Passiflora Incarnata L. ed i medicinali a base di Passiflora, elaborati a partire dalle parti aeree della pianta (steli, foglie, fiori e frutto), portano alla formulazione di tisane, compresse, capsule e gocce variamente utilizzabili, puri o più spesso in associazione con altre piante medicinali (le associazioni più frequenti la vedono affiancata al Biancospino, al Tiglio e alla Valeriana come pure alla Melissa, Menta o Camomilla).
La composizione originale è costituita da un mix complesso di sostanze tra cui i Flavonoidi e gli Alcaloidi armanici o indolici che risulterebbero i principali responsabili dell'azione farmacologia prevalente. Steroli, cumarine, zuccheri e un Glucoside cianogenico risultano altrettanto presenti.

Agisce sul sistema nervoso

I medicinali a base di Passiflora sono tradizionalmente utilizzati per affrontare condizioni di stress mentale e per favorire il sonno. Questi effetti (induzione del sonno e riduzione degli effetti dell'Ansia) sono stati a grandi linee confermati in diversi studi clinici e preclinici ma l'eterogeneicità e le limitazioni degli stessi non permettono di raggiungere tuttora una condizione di assoluta valutazione di efficacia. In tal senso si è espressa una recente revisione sistematica della “Cochrane Collaboration”. Tuttavia, decenni di utilizzo pratico in Farmacofitoterapia portano a considerarne l'efficacia con margine discreto di attesa positività. Uno studio specifico secondo criteri di moderna metodologia valutativa ha valutato l'azione della Passiflora comparabile con l'Ozaxepam (più rapido ma con maggiori effetti collaterali) nel trattamento del disturbo d'ansia generalizzato.
Un'azione in senso spasmolitico, papaverinosimile, viene pure segnalata.
Il vastissimo ed eterogeneo spettro di situazioni correlabili alla condizione di stress e di tensione emotiva ne comporta una possibilità di vasto utilizzo, specialmente in una visione di approccio "soft" e nella precauzione di un passaggio, quando necessario, a terapie psicofarmacologiche classiche unicamente sotto supervisione medica specialistica o generica. L'indicazione generale è quindi quella collegata alle situazioni di disagio ansioso di modesta entità, di ipereccitabilità nervosa, di nevralgia da tensione e di insonnia con possibili correlati cardiovascolari e digestivi.

Precauzioni e controindicazioni
L'uso di questi prodotti, in utilizzo unico o complesso, difficilmente comporta, nei comuni termini d'uso, effetti collaterali o reazioni avverse di rilevante attenzione. L'utilizzo di tali preparati è comunque sconsigliato in gravidanza e durante l'allattamento, come anche per bambini e adolescenti. Non sono riportati effetti di tipo assuefattivo.
In definitiva, è un prodotto fitoterapico di semplice utilizzo, che può avere una buona utilità per alleviare situazioni di disagio iniziale, anche se il suo utilizzo dovrebbe essere elemento strategico per guidare il processo individuale di presa di coscienza e di cambiamento. Si prende cura di noi nella misura in cui noi vogliamo e sappiamo prenderci cura di noi stessi

 

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